L MESE scorso la Corte supre-ma ha deciso di autorizzare
l’importazione e la vendita di
edizioni estere di libri di scrittori
americani, spesso più economi-che delle edizioni nazionali. Fino
a oggi, i tribunali avevano vietato
queste attività, giudicandole vio-lazioni del copyright. Questa
sentenza apre le porte a un’im-pennata delle importazioni a
basso costo, con l’aggravante
che sulle vendite di questi libri gli
autori non percepiranno royal-ties , dato che saranno venduti
come libri usati.
Potrà sembrare un problema
marginale, date le proporzioni
colossali del mercato di libri di
seconda mano già esistente negli
Usa, ma è solo l’ultimo esempio
di come il mercato elettronico
globale stia rapidamente pro-sciugando il flusso di reddito de-gli autori. Sembra che quasi tutti
– editori, motori di ricerca, bi-blioteche, pirati e perfino qual-che professore universitario –
stiano cercando di fare i propri
interessi a spese degli autori. Gli
scrittori praticano una delle rare
professioni la cui tutela è espres-samente prevista dalla Costitu-zione, che prescrive al Congresso
di «promuovere il progresso del-la scienza e di arti utili, garanten-do per periodi limitati agli autori
e agli inventori il diritto esclusivo
sui loro scritti e sulle loro scoper-te». L’idea è che una cultura lette-raria variegata, creata da autori
di cui devono essere difese le fon-ti di sostentamento, e di conse-guenza l’indipendenza, rappre-senta un elemento fondamenta-le per la democrazia.
SEGUE A PAGINA 47
SQ
uella cultura ora è a rischio. Il
valore del copyright sta suben-do un rapido deprezzamento e
i più colpiti non sono tanto gli
autori di best seller come me, che han-no tratto beneficio da quasi tutti i cam-biamenti avvenuti recentemente nel
mondo della vendita di libri, quanto gli
scrittori esordienti e quelli di media
classifica.
Prendete gli e-book. Per gli editori so-no molto meno costosi da produrre:
niente spese di stampa, niente spese di
magazzino o di trasporto; e, a differenza
dei libri cartacei, non c’è rischio che il ri-venditore rimandi indietro le copie in-vendute.
Ma invece di usare i soldi risparmiati
per essere più generose con gli autori, le
sei case editrici più importanti – cinque
delle quali l’anno scorso sono state por-tate in tribunale dalla Divisione antitru-st del Dipartimento della giustizia per
aver fatto cartello sui prezzi degli e-book
– hanno tutte insistito in modo rigido per
inserire clausole che limitano i diritti
sulle edizioni elettroniche al 25 per cen-to degli incassi netti, più o meno la metà
delle royalty che l’autore percepisce tra-dizionalmente su una copia cartacea in
hardcover.
Gli autori di best seller hanno la forza
per negoziare una royalty implicita più
alta, anche se gli editori diranno che non
è vero. Ma gli scrittori che non vendono
così tanto con questa nuova percentua-le subiranno una decurtazione dei gua-dagni, un processo che si accelererà
man mano che il mercato virerà verso il
digitale.
E ci sono molti e-book su cui autori ed
editori, grandi e piccoli, non guadagna-no proprio nulla. All’estero sono sorti
numerosi siti pirata, sostenuti da pub-blicità o abbonamenti, che offrono gra-tuitamente e-book nuovi e vecchi.
La pirateria sarebbe una minaccia li-mitata se non fosse per i motori di ricer-ca, che indirizzano gli utenti a questi siti
fuorilegge senza incorrere in conse-guenze legali, grazie a
una disposizione inse-rita nelle leggi sul copy-right del 1998. Metten-do “e-book Scott Tu-row gratis” su Yahoo
escono fuori nei primi
10 risultati altrettanti
siti pirata, su Bing otto
su otto e su Google sei
su dieci, con pubblicità
a pagamento sul mar-gine della pagina in tut-ti e tre i casi.
Se io mi mettessi al-l’angolo della strada e
dicessi a chi me lo chie-de dove può andare per
acquistare merce ruba-ta, e in cambio di questa
informazione perce-pissi un piccolo com-penso, finirei in galera.
Eppure, i motori di ri-cerca, che viaggiano
sotto motti altisonanti
come il famoso “ Don’t
be evil ” di Google, fan-no la stessa cosa.
Google ha in corso un contenzioso
con molti scrittori anche perché nel 2004
ha partecipato insieme a cinque grandi
biblioteche a un progetto per scansiona-re e digitalizzare milioni di libri sotto di-ritti, senza il consenso degli autori. La
Authors Guild, l’associazione degli scrit-tori americani di cui sono il presidente,
ha fatto causa al colosso di Cupertino: a
distanza di anni, dopo una proposta di
accordo stragiudiziale affossata dal giu-dice, la causa è ancora in corso.
Secondo Google quella digitalizza-zione rientra nella casistica del fair use
(le utilizzazioni libere a cui non viene ap-plicata la dottrina del copyright), perché
ogni ricerca mostra solo frammenti dei
testi scansionati. Ma è evidente che nel-l’arco di migliaia di ricerche Google fini-sce per utilizzare l’intero libro, e ogni
volta vende spazi pubblicitari senza di-videre in alcun modo il guadagno con
l’autore o con l’editore.
Perfino tra bibliote-che e autori, solitamen-te alleati, i rapporti si
sono guastati. Nessuno
definisce socialisteg-giante il nostro sistema
di biblioteche pubbli-che, anche se implica
una distribuzione gra-tuita dei beni prodotti
dagli autori, e anche se
in molte nazioni occi-dentali gli autori perce-piscono un minuscolo
compenso ogni volta
che le biblioteche pre-stano un libro scritto da
loro. Gli autori accetta-no di buon grado il si-stema perché nelle bi-blioteche si sono nutri-ti, come scrittori e co-me lettori.
Ora molte bibliote-che pubbliche voglio-no prestare gli e-book,
non soltanto a utenti
che vengono in biblio-teca per scaricarli, ma a chiunque pos-sieda un apparecchio per leggerli, la tes-sera della biblioteca e una connessione
Internet. In questo nuovo contesto, l’u-nico incentivo a comprare un e-book in-vece di prenderlo in prestito è il fatto che
la copia prestata svanisce dopo un paio
di settimane. Il risultato è che in questo
momento molti editori si rifiutano di
vendere e-book alle biblioteche.
Una versione ancora più inquietante
dello stesso problema è venuta fuori il
mese scorso con la notizia che Amazon
aveva un brevetto per vendere libri usa-ti. Probabilmente un progetto del gene-re verrà giudicato illegale, ma se così non
fosse le vendite di e-book nuovi precipi-terebbero perché, a differenza di un li-bro cartaceo, un libro elettronico non si
consuma ogni volta che viene letto. Per-ché qualcuno dovrebbe voler comprare
un e-book nuovo?
I consumatori magari risparmieran-no un dollaro o due, ma a guadagnarci
sarà soprattutto Amazon, come al solito.
La libreria online si impadronirebbe let-teralmente del mercato dei libri usati,
appropriandosi di profitti enormi a dan-no degli editori e degli autori, che perde-rebbero la già magra quota dei proventi
che incassano dalla vendita degli e-book
nuovi.
Molte persone direbbero che questi
cambiamenti sono semplicemente una
naturale evoluzione del mercato e non
vedrebbero problemi se gli autori fosse-ro ridotti a scrivere solo per il piacere di
farlo. Ma che razza di società sarebbe?
(Traduzione di Fabio Galimbe
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